9 marzo: il giorno dopo | THE ROMAN RAPSODY #5

9 marzo: il giorno dopo | THE ROMAN RAPSODY #5
Non condividere un libro è follia.
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Il giorno dopo

 

9 marzo.

Il giorno dopo la festa della donna.
Ogni venerdì scrivi una storia, un piccolo report dello spaccato di vita all’interno di una casa editrice. Della tua casa editrice. Ti sforzi, sempre, di non essere banale. Di essere coinvolgente, simpatico, originale. Non è semplice.

Non lo è mai.

Quando si tratta di intrattenere, di incuriosire, di creare. Questa volta meno che mai. Perché effettivamente sull’otto marzo non puoi sbagliare. Non perché tu sia poco convinto, poco serio. Non perché la tua fede vacilli, no. Non è questo.

Non lo è mai.

Questa volta è meno semplice perché sai che si tratta di mandare un messaggio, importante, qualcosa che arrivi; per farlo devi essere semplice, diretto ma mai banale.
Quante parole sono state dette?
Quanto si è banalizzato, grottescamente e bestialmente scherzato su questa cosa?
Non tu.
Non per il rispetto che nutri nei confronti di tua madre. Non perché lavori con due donne in casa editrice. Non per amore della tua ragazza o per la stima delle tue amiche.
No, lo fai perché hai una responsabilità. Una responsabilità nei confronti di quel piccolo spaccato di umanità che ti segue e anche nei confronti di chi non lo fa. Sai qual è il messaggio, sai che devi farlo passare. Ma non è facile.

Non lo è mai.

Però lo fai, ti metti davanti al computer e inizi a digitare; ti rendi conto però che le parole vengono da sole, che il testo si compila quasi in assenza della tua volontà. I ricordi, le tue convinzioni, quello in cui credi è lì, tutto lì, le tue dita lo sanno, il tuo corpo ha una memoria, le lettere compaiono quasi da sole, tu devi solo controllare di non sbagliare le virgole.

Perché credi.
Credi che non ci sia nulla da dire in più, al massimo da ricordare.
Credi che pur non essendo tu un messia, un profeta (ci mancherebbe!) puoi fare la tua parte. E sai perfettamente come farla.

Sai che oggi è 9 marzo e tu continuerai. Continuerai a credere. A credere nell’uguaglianza di genere, a combattere per sostenerla, a urlarla ogni volta che servirà. A non assistere passivamente. A non accettare compromessi al riguardo. Non solo ieri, non solo domani, ma oggi, in questo istante.

9 marzo: il giorno dopo | THE ROMAN RAPSODY #5

Negare un problema è folle, ignorarlo è vile. Non sarai tu a risolverlo, ma hai deciso di non ignorarlo e di trovare il tuo modo di stare in prima linea. Nel tuo essere minuscolo in confronto a tutto questo, hai capito che urlarlo non sempre è inutile. Perché tu hai un’ identità. Noi abbiamo un’ identità.

Per scimmiottare il discorso di Pericle “Noi, a Rapsodia Edizioni”, facciamo così.

Ni una menos.

Come sempre.

 

 Giulio Giuseppe Giorno
– editor & cantastorie -

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