ChiccoDesiderioFelice: una commovente fiaba per adulti sulla diversità – intervista all’autrice

ChiccoDesiderioFelice: una commovente fiaba per adulti sulla diversità – intervista all’autrice
Non condividere un libro è follia.
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Cinzia de Angelis è pedagogista, esperta in disturbi specifici dell’apprendimento e mediatore familiare; svolge la sua professione con bambini, ragazzi e famiglie, collaborando con associazioni, enti e istituti scolastici. La sua sensibilità nei confronti dell’acondroplasia, di cui ha approfondito col tempo la conoscenza, è ben evidente in ChiccoDesiderioFelice, la sua prima pubblicazione: si tratta di una commovente fiaba per adulti che ruota attorno alla tematica della “diversità” – una questione che Rapsodia Edizioni ha molto a cuore e che sta approfondendo attraverso il progetto “iosonocomesono“.

 

INTERVISTA ALL’AUTRICE

 

  • Cinzia, raccontaci come nasce questo libro e come sei arrivata alla pubblicazione.

    È nato per caso: è come se Chicco fosse venuto a cercarmi. L’ho scritto per dargli una voce, altrimenti sarebbe rimasto in un cassetto – credo per sempre. Non so ancora se farlo venire alla luce sia stato un bene, per lui e per me. So solo che ci sono state tante persone che poi l’hanno preso in braccio e l’hanno fatto crescere. In fondo, nessuno nasce da solo.

 

  • Chicco è il protagonista della storia che hai voluto raccontare; parlaci di lui.

    Tutti noi siamo stati, almeno per una volta, un desiderio felice di qualcuno; anche i bambini lasciati soli, quelli sfortunati, quelli che poi alcune persone scelgono di non volere più. Ho provato a mettermi nei panni di questi bambini e li ho immaginati: soli nel cielo, attaccati ai rami di una stella, l’unica a tenerli stretti per timore che vadano via. Chicco è un seme, piccolo e indifeso, con un’immensa voglia di nascere; è il desiderio felice di ogni mamma, ma anche una scelta sofferta. Proprio tramite la sua mamma, Chicco mette a nudo la coscienza di chi legge e la interroga nel silenzio della sofferenza. Credo che rappresenti la paura di non essere scelti, di non essere amati.

 

  • ChiccoDesiderioFelice non appartiene a un preciso genere letterario: i toni fiabeschi si alternano a quelli realistici e a volte diventa praticamente impossibile scindere l’uno dall’altro; è un aspetto che caratterizza in profondità la tua fiaba per adulti. Vuoi parlarcene?

    È vero. Io stessa scrivendo questo racconto mi sono sentita disorientata all’inizio. Dove si trova un bambino prima di nascere? E che cosa vorrebbe dirci? Dare voce a un bambino che è nella pancia, che ci sente ma non può parlarci, l’ho sempre avvertito come un grosso limite. Sarebbe confortante per noi mamme se nostro figlio ci indicasse la strada. Compiere una scelta senza sentire la voce di un bambino, la sua volontà, è come procedere a tentoni nel buio.

 

  • Come in tutte le fiabe, anche qui il ruolo dell’aiutante è fondamentale: parlaci di Bea.

    Bea è una figura “senza luogo”, sta un po’ sulla terra e un po’ in cielo; ha nel cuore la vita di Chicco. Da grande lei sarà “una lanciatrice di coriandoli nelle piazze cariche di bambini spenti e difenderà chi non potrà farlo”, come la mamma del protagonista. Bea rappresenta l’aspetto vitale, nutriente. È l’incontro magico che ognuno di noi può fare nella vita, è la speranza che qualcuno ci ami a tal punto da non lasciarci mai.

 

  • ChiccoDesiderioFelice è un titolo curioso e suggestivo. Da dove viene?

    È un nome curioso, è vero. Rappresenta la felicità di questa mamma che ha come desiderio nient’altro che la felicità del proprio bambino; è un seme vitale che è dentro di sé e desidera soltanto vederlo sbocciare.

 

  • Alla base di tutto c’è la tua particolare sensibilità nei confronti dell’acondroplasia; ce ne vuoi parlare?

    È una condizione difficile da comprendere per tanti. La parola “nano” non è un’offesa di per sé, ma lo diventa quando si vuole insultare. Ho conosciuto questa realtà e ne ho scorto, fin da subito, la bellezza e le difficoltà; ne fanno parte persone forti e belle con tante storie da raccontare. È stupido che di loro si veda solo il limite di un corpo che non cresce!

 

  • Spesso gli scrittori dicono di imparare tanto da quello che scrivono; anche per te è stato così?

    Non so ancora cosa ho imparato da quello che ho scritto, sinceramente non mi sento neppure una scrittrice. Quello che so, con certezza, è che la vita non fa sconti a nessuno e che guardarci dentro è l’unico modo per salvarci, per difenderci da una società che ci vuole tutti uguali. La vera crescita sta nel confrontarci con tutto quello che apparentemente non ci appartiene.

 

  • Tre aggettivi per descrivere il tuo libro.

    Semplice. Struggente. Pieno di speranza.

 

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Autore: Daniele Falcioni

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