Il soliloquio | THE ROMAN RAPSODY #6

Il soliloquio | THE ROMAN RAPSODY #6
Non condividere un libro è follia.
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Il soliloquio

 

Una casa editrice è un posto solitamente rumoroso. Telefonate, chiacchiere da stanza a stanza, autori che vengono a parlare, fattorini che consegnano, porte che si aprono, mani che si stringono, bocche che ridono. I più fantasiosi immaginano rotori che girano, nemmeno fossimo al “Daily Planet”.

Poi però ci sono quei giorni strani, quei giorni in cui in ufficio sei da solo.
Quei giorni in cui, per un motivo o per un altro, i colleghi sono assenti, il telefono sembra morto, le consegne arriveranno tutte tardi e tu sei lì; pochi rumori, ridotti all’essenziale: i tasti del computer, il condizionatore che evita un’era glaciale più austera di quella del Neoproterozoico, il bollitore, i vicini che per qualche ragione amano giocare tutto il giorno con la serranda.

Sono giorni in cui sembra di stare in un ovattato meta-universo, dove sei nel mondo e non lo sei. Qua niente può farti male, NOLI ME TANGERE. Una stanza dello spirito e del tempo, dove passare mesi a lavorare con il tempo, nel mondo reale, che va più lento.

Quelle mattine in cui il mondo sembra spegnersi, sembra andare a dormire mentre tu lo culli sulle note di una pagina bianca.

E nel frattempo speri che si sbrighino a portarti il pacco perché bello il cullare, belle le pagine bianche, bella la poesia ma tu hai fame e vuoi andare a pranzo possibilmente di corsa.

 

 Giulio Giuseppe Giorno
– editor & cantastorie -

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