THE ROMAN RAPSODY #1

THE ROMAN RAPSODY #1
Non condividere un libro è follia.
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Malgrado ogni giornata sia diversa, le costanti sono abbastanza simili…

Devi venire in ufficio?

Bene, comincia con l’alzarti troppo tardi per fare tutto. Ogni volta è un motivo diverso: la sveglia, la stanchezza, l’ora legale, scegli tu, ma devi svegliarti con quel quarto d’ora di ritardo per fare tutto.

Devi quindi scegliere a cosa rinunciare: lavarti devi lavarti; in bagno eh, quando scappa scappa; nudo non puoi uscire; che salti quindi? La colazione. Sapendo che non si può fisicamente arrivare a pranzo senza ingerire nulla, prendi una banana, una mela, un’arancia, qualcosa di rapido. Niente caffè, ci mancherebbe, chi ha il tempo. Metti in tasca la banana, prendi la borsa col computer, le chiavi e inizi a rispondere alle mail dal cellulare: che poi chissà a chi stai mandando cosa, ma tempo da perdere non ce n’è, la tecnologia aiuta, le tue dita tozze no. Entri in macchina, parti, tiri fuori la banana e inizi a masticarla mentre speri di non trovare traffico. Quest’ultima rimane giusto una speranza, perché tempo tre minuti e ti trovi bloccato come nei film americani. In quel momento di solito succede qualcosa alla musica in macchina: la radio non prende più bene, il CD si blocca sulla vostra canzone preferita e continua a mandarla fino alla nausea, scade l’abbonamento a spotify…

Però poi il traffico finisce, prima o poi finisce sempre, e, tirando un sospiro di sollievo, inizi a muoverti più agilmente. Se non fosse per il simpaticone dietro di te che decide di iniziare una gara per superarti; superando l’impulso di buttare la buccia di banana per strada sperando di fargli fare la fine di Mario Kart, lo fai passare. Arrivi davanti l’ufficio e dici “dai alla fine mancano 5 minuti, adesso vado al bar a prendermi il caffè, sento anche se lo vogliono dentro…” ma ti sei dimenticato della cosa più importante: il parcheggio.

Niente,

morale della favola fai tardi perché posto non c’è, entri mesto mesto in ufficio, saluti, attacchi il bollitore, riempi la tazza col caffè liofilizzato e mentre aspetti che l’acqua si scaldi accendi il computer, che ci metterà anche lui una buona mezz’ora. Che ti sembra di aver già lavorato una vita, invece devi ancora cominciare.

E pensare che sarebbe bastato svegliarsi dieci minuti prima.

Giulio Giuseppe Giorno
– editor & cantastorie -

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