Viaggio in Argentina con i romanzi di Nicola Viceconti

Viaggio in Argentina con i romanzi di Nicola Viceconti
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L’AUTORE NICOLA VICECONTI

Sociologo e autore di quattro splendidi romanzi – tre dei quali pubblicati contemporaneamente in Italia e in Argentina –, Nicola Viceconti ha contribuito in questi ultimi anni, passando attraverso l’impegno per la difesa dei diritti umani, a far conoscere uno dei capitoli più scuri della storia del secolo scorso: gli orrori dell’ultima dittatura argentina.
Da Nora López. Detenuta N84 (Rapsodia Edizioni, 2017, seconda edizione) a Emèt. Il dovere della verità (Rapsodia Edizioni, 2015, seconda edizione) per arrivare a Due volte ombra (Rapsodia Edizioni, 2016, seconda edizione), gli anni più bui dell’Argentina rivivono nelle pagine di Viceconti, e i protagonisti si fanno interpreti collettivamente di vite spezzate, talvolta ricostruite o perfino negate, sempre segnate dal dolore ma anche dalla volontà di ricucire la verità per poter guardare al futuro; le vicende dei desaparecidos – le migliaia di giovani scomparsi in Argentina nel periodo della dittatura tra il 1976 e il 1983, torturati segretamente e poi assassinati – acquisiscono voce e specificità grazie alla scrittura limpida di Viceconti, che lo scorso anno, proprio per la capacità di mantenere viva la memoria del popolo argentino attraverso i suoi romanzi, ha ottenuto dalla Camera dei Deputati della Provincia di Buenos Aires il prestigioso riconoscimento di Visitante Illustre.
Invece con Cumparsita (Rapsodia Edizioni, 2015, seconda edizione) si materializza quel ponte invisibile che ha legato per anni, e certo continua ad annodare tutt’oggi, la nostra terra e l’Argentina: la cospicua emigrazione a cavallo fra XIX e XX secolo di tutti quegli italiani che «hanno avuto il coraggio di attraversare l’oceano».

Nicola Viceconti

INTERVISTA ALL’AUTORE

 

  • Da dove nasce il tuo interesse per la STORIA e la CULTURA RIOPLATENSE, di cui ti sei dimostrato essere profondo conoscitore?


    Nasce sicuramente da un viaggio fatto alcuni anni fa in quella parte del mondo dove due straordinari paesi (Argentina e Uruguay) si affacciano su un grande fiume: il Rio de La Plata. Devo ammettere che al principio il viaggio, stabilito in un momento di piena affermazione del tango in Italia, aveva come obiettivo soddisfare una certa curiosità sociologica sulla diffusione del fenomeno. La mia intenzione era, dunque, quella di scoprire le radici sociali del tango nella terra dove il tango è nato, osservare il suo variegato universo e respirare l’atmosfera autentica delle milonghe di Buenos Aires e Montevideo. E così è stato; grazie alla frequentazione di ambienti tangheri, estranei al circuito turistico, ho trovato le risposte alle mie domande.

    L’esperienza vissuta in una terra attualmente abitata da una popolazione formata per oltre il 40% da discendenti italiani, mi ha consentito di conoscere alcuni aspetti del mondo degli emigranti e di rendermi conto che il tango è profondamente contaminato dal fenomeno dell’emigrazione. Grazie alla partecipazione a eventi culturali organizzati da alcune associazioni di emigranti italiani ho avuto modo di approfondire i loro usi e costumi, nei quali è presente un velo di nostalgia che accompagna i ricordi del loro passato.

 

  • Leggendo i tuoi romanzi, fedelissimi peraltro al vero storico, si ha l’impressione che tu stia svolgendo una vera e propria MISSIONE: quella di salvare dall’oblio un periodo di orrori e torture subite da migliaia di persone in Argentina, riscattandone la dignità. È così?


    Nonostante alcuni filosofi considerino superata la concezione sartriana a proposito del ruolo dello scrittore, personalmente credo che, come sosteneva Sartre, uno scrittore dovrebbe “contribuire a produrre determinati cambiamenti nella società che lo circonda”. Ritengo che la letteratura debba svolgere anche questo compito di lotta sociale, dove per “lotta” s’intende un risveglio delle coscienze verso talune problematiche di interesse collettivo.
    Nel mio caso, l’attività di scrittore impegnato nella difesa dei diritti umani è nata da una generale propensione per alcune tematiche e dalla particolare sensibilità verso il dramma dei desaparecidos. Gli approfondimenti sulle vicende argentine sono stati realizzati grazie a uno studio personale e al contatto diretto con le associazioni impegnate nella difesa dei diritti umani. Inoltre, c’è stato l’incontro con persone che hanno vissuto il dramma della dittatura e numerose visite nei centri clandestini di detenzione.
    I soggetti che ricoprono una posizione nel processo di produzione culturale di una determinata collettività dovrebbero svolgere la delicata missione di sensibilizzazione delle coscienze. Si tratta di un dovere nei confronti dell’intera umanità, visto che argomenti come l’emigrazione, la memoria e l’identità, non appartengono soltanto ai popoli delle singole nazioni interessate. Oltre ad informare, quindi, l’obiettivo di uno scrittore è quello di mantenere viva la capacità di analisi nei propri lettori per farli riflettere sui fatti della storia.

 

  • Per mantenere viva la memoria, la scrittura deve farsi necessariamente TESTIMONIANZA: come riesci a coniugare questo aspetto con quello di intrattenere il lettore?


    Credo che il ricorso alla fiction, purché spalmata su un contesto storico reale e ben documentato, rappresenti la strategia vincente per affrontare tematiche dense di significato storico-sociale per l’intera collettività, come quelle della memoria e dell’identità. La ricostruzione della memoria realizzata con tali presupposti garantirebbe una più agile fruizione soprattutto per le giovani generazioni. Si tratta di una scelta efficace per coinvolgere lettori che altrimenti resterebbero ai margini.

i romanzi di Nicola Viceconti

  • C’è un romanzo fra quelli che hai scritto a cui ti senti particolarmente legato?


    Ogni romanzo è dedicato a una tematica (emigrazione, tango, memoria, identità). In questi giorni, con il ritrovamento del 121esimo nipote da parte delle Abuelas de Plaza de Mayo, il pensiero va a Due volte ombra, un testo che narra con un linguaggio semplice e diretto la storia drammatica di Paula nel difficile recupero della propria identità: è una storia che da fiction si trasforma in realtà. Ecco che Paula, nel pieno della sua adolescenza, scopre di essere Mirta; le ombre del passato e l’incertezza del futuro offuscano ogni sua decisione. Ombre davanti agli occhi – come quelle provocate dai cappucci di tutti i desaparecidos – che si dissolvono solo dopo il raggiungimento della piena consapevolezza delle sue origini. In questo recupero dell’identità della figlia di una desaparecida e dell’Argentina tutta, è da sottolineare il ruolo delle citate “nonne argentine”, da quarant’anni in lotta per il raggiungimento della giustizia e della verità.

 

  • Cumparsita affronta il tema assai attuale e delicato della MIGRAZIONE, coinvolgendo chiaramente i discorsi sull’identità individuale e nazionale degli emigranti. Vuoi parlarcene?


    Come ho avuto modo di precisare in altre interviste, l’idea di scrivere Cumparsita è nata camminando per le strade di Buenos Aires, parlando con la gente nelle caffetterie e vivendo non solo come turista, ma come “osservatore partecipante” della vita porteña. Immergendomi nella quotidianità caotica e affascinante della città ho trovato l’ispirazione per scrivere una storia che indubbiamente appartiene alla memoria di molti italiani, anche di chi non ha vissuto in prima persona il fenomeno dell’emigrazione. Per quanto riguarda il discorso sull’identità individuale e nazionale degli emigranti, bisogna sottolineare che i principali indicatori dei cambiamenti culturali concernono i modelli linguistici, culinari e di comportamento nel gruppo di riferimento. In Cumparsita descrivo in chiave poetica tutto ciò attraverso il racconto di Don Mimì, un anziano emigrante lucano che, all’età di sei anni, parte con la famiglia di origine per andare a “fare” l’America.

 

  • In Cumparsita, libro che ha ottenuto il prestigioso PATROCINIO dell’AMBASCIATA ARGENTINA in Italia per il merito di aver promosso e contribuito a far conoscere la cultura argentina all’estero, un ruolo centrale è svolto dalla musica, come chiaramente si evince fin dal titolo. Il TANGO non è un semplice sottofondo musicale, ma qualcosa di molto di più…


    Il tango è ben presente nel romanzo poiché è impensabile scrivere qualcosa su Buenos Aires escludendo questo elemento, che non possiamo semplicisticamente ridurre a un genere musicale. Il tango rappresenta la cornice nella quale si muovono i protagonisti di Cumparsita. Una sorta di “melodia narrativa” che aiuta il lettore a interpretare meglio i fatti raccontati che coinvolgono i due paesi (Italia e Argentina).

 


 

Autore: Daniele Falcioni

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